E beviamoci questo caffè! (leggendo “Una stanza tutta per sé” di Virginia Woolf)

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” Per secoli le donne hanno avuto la funzione di specchi dal potere magico e delizioso di riflettere la figura dell’uomo ingrandita fino a due volte le sue dimensioni normali. Senza quel potere la terra forse sarebbe ancora tutta giungla e paludi. Le glorie di tutte le nostre guerre sarebbero sconosciute. Staremmo ancora a graffiare la sagoma di un cervo sui resti di ossa di montone e a barattare selci con pelli di pecora o con qualsiasi semplice ornamento attraesse il nostro gusto non sofisticato. Non sarebbero mai esistiti Superuomini o Figli del Destino. Lo Zar o il Kaiser non avrebbero mai portato corone sul capo né le avrebbero perdute. Quale che sia l’uso che se ne fa nelle società civili, gli specchi sono indispensabili ad ogni azione violenta od eroica. E’ questa la ragione per la quale sia Napoleone che Mussolini insistono con tanta enfasi sulla inferiorità delle donne, perché, se queste non fossero inferiori, verrebbe meno la loro capacità di ingrandire. Ciò serve a spiegare in parte la necessità che tanto spesso gli uomini hanno delle donne. E serve anche a spiegare perché gli uomini diventano così inquieti quando vengono criticati da una donna; e come sia impossibile per una donna dire loro questo libro è brutto, questo dipinto è debole, o qualunque altra cosa, senza procurargli molto più dolore e suscitare molta più rabbia di quanta non ne susciterebbe un uomo che facesse la stessa critica.Perché se lei comincia a dire la verità, la figura nello specchio si rimpicciolisce; la capacità maschile di adattarsi alla vita viene sminuita. Come farebbe lui a continuare ad emettere giudizi, a civilizzare indigeni, a promulgare leggi, a scrivere libri, a vestirsi elegante e pronunciare discorsi nei banchetti, se non fosse più in grado di vedere se stesso, a colazione e a cena, ingrandito almeno due volte la stessa taglia? A questo pensavo, mentre riducevo il pane in briciole e giravo il caffè e di tanto in tanto guardavo la gente che passava per strada “

Virginia Woolf, da Una stanza tutta per sé.

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Cynthia Collu, scrittrice, ha pubblicato “Una bambina sbagliata”, Mondadori e “Sono io che l’ho voluto”, Mondadori, “La Guerra di beba” con Senzapatria editore, e diversi racconti in antologie.  Trovate il suo ultimo libro qui:

http://www.mondadoristore.it/Sono-io-che-l-ho-voluto-Cynthia-Collu/eai978880465026/?sessionToken=aVsSkPzCIKX6unKcMlGD01lak1WOBZlM

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Le bufale che girano sul web (ma questa, quant’é bella!)

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Lettera di Einstein alla figlia perduta

Quando proposi la teoria della relatività, pochissimi mi capirono, e anche quello che rivelerò a te ora, perché tu lo trasmetta all’umanità, si scontrerà con l’incomprensione e i pregiudizi del mondo. Comunque ti chiedo che tu lo custodisca per tutto il tempo necessario, anni, decenni, fino a quando la società sarà progredita abbastanza per accettare quel che ti spiego qui di seguito. Vi è una forza estremamente potente per la quale la Scienza finora non ha trovato una spiegazione formale. È una forza che comprende e gestisce tutte le altre, ed è anche dietro qualsiasi fenomeno che opera nell’universo e che non è stato ancora individuato da noi. Questa forza universale è l’Amore. Quando gli scienziati erano alla ricerca di una teoria unificata dell’universo, dimenticarono la più invisibile e potente delle forze.

L’amore è Luce, visto che illumina chi lo dà e chi lo riceve. L’amore è Gravità, perché fa in modo che alcune persone si sentano attratte da altre. L’amore è Potenza, perché moltiplica il meglio che è in noi, e permette che l’umanità non si estingua nel suo cieco egoismo. L’amore svela e rivela. Per amore si vive e si muore. Questa forza spiega il tutto e dà un senso maiuscolo alla vita. Questa è la variabile che abbiamo ignorato per troppo tempo, forse perché l’amore ci fa paura, visto che è l’unica energia dell’universo che l’uomo non ha imparato a manovrare a suo piacimento. Per dare visibilità all’amore, ho fatto una semplice sostituzione nella mia più celebre equazione.

Se invece di E = mc2 accettiamo che l’energia per guarire il mondo può essere ottenuta attraverso l’amore moltiplicato per la velocità della luce al quadrato, giungeremo alla conclusione che l’amore è la forza più potente che esista, perché non ha limiti. Dopo il fallimento dell’umanità nell’uso e il controllo delle altre forze dell’universo, che si sono rivolte contro di noi, è arrivato il momento di nutrirci di un altro tipo di energia. Se vogliamo che la nostra specie sopravviva, se vogliamo trovare un significato alla vita, se vogliamo salvare il mondo e ogni essere senziente che lo abita, l’amore è l’unica e l’ultima risposta. Forse non siamo ancora pronti per fabbricare una bomba d’amore, un artefatto abbastanza potente da distruggere tutto l’odio, l’egoismo e l’avidità che affliggono il pianeta.

Tuttavia, ogni individuo porta in sé un piccolo ma potente generatore d’amore la cui energia aspetta solo di essere rilasciata. Quando impareremo a dare e ricevere questa energia universale, Lieserl cara, vedremo come l’amore vince tutto,
trascende tutto e può tutto, perché l’amore è la quintessenza della vita. Sono profondamente dispiaciuto di non averti potuto esprimere ciò che contiene il mio cuore, che per tutta la mia vita ha battuto silenziosamente per te. Forse è troppo tardi per chiedere scusa, ma siccome il tempo è relativo, ho bisogno di dirti che ti amo e che grazie a te sono arrivato all’ultima risposta.

Tuo padre Albert Einstein

https://digitalhistoriansunisa.wordpress.com/…/einstein-e-…/

 

Cynthia Collu, scrittrice, ha pubblicato “Una bambina sbagliata”, Mondadori e “Sono io che l’ho voluto”, Mondadori, “La Guerra di beba” con Senzapatria editore, e diversi racconti in antologie.  Trovate il suo ultimo libro qui:

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Abusata a cinque anni, diede alla luce un bimbo. L’incredibile storia di Lina Medina Vasquez.

lina01-kDbE-U43360976589758zVD-593x443@Corriere-Web-Sezioni.jpgPerù, 1939. Aveva l’addome estremamente dilatato la piccola Lina e i genitori, che abitavano a Paurange, uno sperduto pesino del Perù dove non c’erano né medici né cliniche, chiesero l’intervento dello sciamano. Nonostante “le cure” del santone la bimba non guarì e la madre, preoccupata, la portò all’ospedale di Pisco, da un vero medico. Lì la rivelazione. Talmente incredibile da lasciare tutti sotto shock: la piccola era incinta di sette mesi. Venne subito trasferita nell’ospedale di Lima dove, il 14 maggio 1939, all’età di cinque anni, sette mesi e ventun giorni, Lina diede alla luce un maschio, Gerardo Alejandro, chiamato così in onore dei due medici che si erano occupati della piccola, prendendone a cuore la  sorte.

Non si seppe mai chi fu il padre della bambina, né Lina lo volle mai dire, sempre che fosse in grado di saperlo. Venne accusato un uomo per violenza sessuale ma poi rilasciato. Venne sospettato anche il fratello maggiore di Lina, che manifestava disturbi mentali, ma la verità non venne mai a galla. Di certo si sa che in alcuni villaggi come quello di Paurange si praticavano ancora feste pagane con sesso di gruppo in cui venivano “usati” anche i bambini. Forse Lina venne abusata e rimase incinta durante una di queste cerimonie.

Il caso fu a lungo oggetto di studio. Si venne a sapere che Lina si sviluppò a soli due anni e mezzo, e che a quattro anni aveva già il seno sviluppato. Un possibile ed eccezionale disturbo ormonale della pituitaria che la rese madre giovanissima.

Fu insinuato che il parto precoce fosse un falso, ma le successive documentazioni scientifiche che mostravano radiografie con un feto nel corpicino di Lina e il pancione della piccola ritratta di profilo, verificarono la mancanza di frode. Inoltre né i genitori di Lina, né Lina stessa, accettarono mai interviste e offerte di danaro.

Gerardo, il figlio di Lina, morì a soli quarant’anni per una malattia del midollo osseo. Scoprì che Lina era sua madre e non sua sorella all’età di dieci anni.

Lina si risposò nel 1970 e nel 1972 diede alla luce un altro figlio. Non volle mai parlare coi giornalisti della sua vicenda.

Al di là dell’eccezionalità del caso e del conseguente interesse scientifico, resta  l’orribile abuso di una bambina, una delle tante che ogni giorno patiscono brutalità e stupri, Oggi è la Giornata internazionale dei diritti delle bambine, ricorrenza nata nel 2012 per denunciare  che la seconda causa di mortalità al mondo per queste creature è proprio la violenza. Non dimentichiamocene.

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Cynthia Collu, scrittrice, ha pubblicato “Una bambina sbagliata”, Mondadori e “Sono io che l’ho voluto”, Mondadori, “La Guerra di beba” con Senzapatria editore, e diversi racconti in antologie.  Trovate il suo ultimo libro qui:

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LA TRISTEZZA DEGLI ANGELI

 

Salustiano Garcia Cruz- (29)
La tristezza degli angeli, di Jón Kalman Stefánsson

La natura, nuda e potente è forse la vera protagonista dei romanzi dello scrittore islandese Il freddo, la neve  ( la tristezza degli angeli), il gelo che attanaglia e le distese immense e desolate della sua terra. Ma Stefansson è di più. Stefansson è poesia. Forse troppa.

Quello che più mi è piaciuto in questo libro, più che la storia (un uomo e un ragazzo affrontano il freddo e il gelo per portare la posta nei lontani fiordi del nord, dove esiste l’inverno eterno, e dove, in un’ultima, epica marcia, le loro solitudini si uniranno per dare un senso alla vita ) è la magia delle parole. Le parole sono salvifiche, pensa il ragazzo. E Stefansson, con grazia e delicatezza, queste parole ce le regala. Se non si ha voglia di ascoltarle, si trasformano però in un suono di sottofondo, abbastanza alto però da dare noia e infastidire.
A volte questa capacità di ascolto l’ho avuta, altre no, e il romanzo si trasformava in un incedere pesante, dove ogni brano, ogni frase, ogni riga mi faceva incespicare, tanto che desideravo, come il ragazzo della storia, chiudere gli occhi e non proseguire più. A volte invece la bellezza di un’immagine, di un’espressione, di un dettaglio mi ha smosso qualcosa dal centro del petto, ed erano lacrime, no, di più, una quieta disperazione, come mi sarà capitato solo tre o quattro volte nella mia vita di lettrice. In un certo, strano, spiazzante modo, avevo incontrato il mio pensiero felice (o infelice, il che è lo stesso).

Non riesco a valutare questo libro: l’impressione è che sia “troppo”: troppo intriso di volontà poetica che spesso appesantisce la poesia stessa. E’ come, per fare un paragone prosaico, mangiare un panino eccessivamente farcito, tanto da non riuscire più a coglierne i sapori. Però, per le frasi e I brani splendidi come quelli che sto per riportare, questo libro non posso che consigliarlo. Potrebbe capitare anche a voi d’incontrare il vostro pensiero felice (o infelice, che è lo stesso.) E potrebbe bastarvi.

“Jens solleva un poco la spalla destra, quasi senza rendersene conto, nel salotto di Sigurour, è il punto in cui Salvor lo morde perché non la sentano nel silenzio della sala comune, rotto solo dal russare e dal mormorio dei sogni. Jens aveva scoperto per caso la magia delle dita, erano coricati vicino e aspettavano che l’oscurità della notte addormentasse tutti, ma evidentemente è impossibile stare così vicini e contentarsi di respirare quando si è vivi, le mani devono pur fare qualcosa e si animarono, tutt’e quattro, percorsero tutto il corpo e accidentalmente le aveva infilato il pollice e l’indice tra le gambe,era entrato e aveva scoperto un posto che le aveva tolto il fiato, e lui non era riuscito quasi a pensare ad altro per le settimane successive. Non sapevo che esistesse un posto del genere, aveva sussurrato lei rauca dopo la prima volta, baciando i segni dei denti che gli aveva lasciato sulla spalla. Quale posto? Quello dove sono stata, e da dove sono tornata, mi sembra quasi di aver fatto il giro del mondo! Jens l’aveva guardata stupito e lei si era lasciata scappare una risatina, cosa che probabilmente non faceva da quindici anni, poi gli aveva preso il membro. Vieni, aveva sussurrato mentre apriva le gambe, che ti ci porto. ”

Frase cult “Siamo a bordo di una barca che fa acqua, e con le reti marce vogliamo pescare le stelle.”

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Cynthia Collu, scrittrice, ha pubblicato “Una bambina sbagliata”, Mondadori e “Sono io che l’ho voluto”, Mondadori, “La Guerra di beba” con Senzapatria editore, e diversi racconti in antologie.  Trovate il suo ultimo libro qui:

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“Le donne non dovrebbero essere illuminate o educate in nessun modo. Dovrebbero, in realtà, essere segregate poiché sono loro la causa di orrende ed involontarie erezioni di uomini santi.” Sant’Agostino. Per fortuna oggi le cose sono cambiate (cambiate?)

L’AMBIGUO MALANNO, DI EVA CANTARELLA.
Euripide, V° secolo avanti Cristo.
Relegate entro le mura domestiche, con l’unico principale scopo di dare figli allo stato, le donne greche non avevano voce capitolo in nessun campo, tantomeno in quello familiare.

… ” con la donna non esser mai dolce, non confidare ogni parola che sai, ma dì una cosa, e lascia l’altra nascosta. Altro ti voglio dire e tu mettilo in cuore: nascosta, non palese, alla terra dei padri fa approdare la nave: è un essere infido la donna ” dice Agamennone a Ulisse nell’Ade. Neanche Penelope dunque, la fedele Penelope, è al riparo da ogni sospetto. E’ donna.

“E non far che la donna provocante ti tragga in inganno sussurrando parole allettatrici, e mirando alla tua dispensa. Chi presta fede a una donna presta fede ai ladri.” Esiodo.

“Il più gran male che Dio fece è questo: le donne. A qualche cosa par che servano, ma per chi le possiede sono un guaio.” Semonide .

“Tutti quelli che, nati uomini, sono stati codardi e son vissuti nell’ingiustizia, secondo ragione probabile si mutarono in donne nella seconda generazione (secondo il progetto di “quelli che ci composero” che “sapevano che dagli uomini sarebbero nate le donne e gli altri animali.” Platone, Repubblica.

“La donna è materia, per sua natura passiva, l’uomo è forma e spirito, attivo e creativo. Nella riproduzione l’uomo attraverso lo sperma trasforma la materia femminile.” Aristotele

“Non è la madre generatrice di quello che è chiamato suo figlio: ella è la nutrice del germe in lei seminato. Il genitore è colui che feconda: ed ella, straniero a straniero, salva il germe, quando un dio non l’abbia già distrutto.” Oreste, figlio di Agamennone e Clitennestra che per vendicare il padre ha ucciso la madre, viene assolto dal tribunale in base a questa asserzione. Diritto assoluto su di lei, anche di ucciderla.

Considerata alla stregua di una proprietà buona sola a custodire il seme maschile. Esclusa dalla vita politica e da quella sociale. Tra le romane, in parte più fortunate, il divieto assoluto di bere vino durante i banchetti. Salto la lunga trafila delle sentenze sulla donna, e arrivo alla Chiesa. “Donna, tu sei la porta del diavolo.” Tertulliano, uno dei padri della Chiesa “Siate sottomessi gli uni agli altri nel timore di Cristo), 22 le donne ai loro mariti come al Signore, 23 perché è l’uomo il capo della donna, come anche Cristo è il capo della Chiesa, egli il salvatore del suo corpo. 24 Dunque, come la Chiesa è soggetta a Cristo, così devono esserlo le mogli ai loro mariti in tutto.” San Paolo, lettera agli Efesini

“Le donne non dovrebbero essere illuminate o educate in nessun modo. Dovrebbero, in realtà, essere segregate poiché sono loro la causa di orrende ed involontarie erezioni di uomini santi.” Sant’Agostino. Qui mi fermo. PER FORTUNA oggi le cose sono cambiate. : 😂

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Cynthia Collu, scrittrice, ha pubblicato “Una bambina sbagliata”, Mondadori e “Sono io che l’ho voluto”, Mondadori, “La Guerra di beba” con Senzapatria editore, e diversi racconti in antologie.  Trovate il suo ultimo libro qui:

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‘La generazione più giovane è la freccia, la più vecchia è l’arco’ (John Steinbeck).

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Queste ricorrenze (festa dei nonni, delle mamme, dei papà) mi hanno sempre fatto un po’ sorridere – sorridere con benevolenza – perché lasciano il tempo che trovano.
Però i nonni sono importanti, lo sanno tante mamme che senza di loro dovrebbero rinunciare a lavorare. E lo sanno i nipoti, sulla cui vita “I nonni cospargono la polvere di stelle” (Alex Haley).
Rispolvero allora dei ricordi, e ve li lascio con gioia, seppure trasportati nella dimensione narrativa.
Auguri a tutti I nonni!

NONNA ISABELLA
«Un tempo eravamo ricchi, la famiglia più ricca di Acquaviva
delle Fonti. Ma tua nonna Isabella è riuscita a mandare
tutto in rovina. Era malèta di un mèle senza rimedio,
aveva il vizio di recalare.»
Quando mamma è particolarmente incazzata le torna la
cadenza pugliese, un accento che lei ha sempre rinnegato.
Quanti “prondo?” al telefono prima di riuscire a pronunciare
“pronto”; t, t, t si esercitava a dire davanti allo specchio.
Pare che i nonni formassero una specie di team alla Penelope:
il nonno provvedeva a tessere con impegno una tela che in
sua assenza la nonna, con altrettanto puntiglio, disfaceva.
«Teneva il vizio. Aveva il mèle qui, dentro la testa.»
«E il nonno?»
«Si disperava, ma a tua nonna non ha mai torto un capello,
né detto brutte parole.»
Un sospiro. La sconfitta di una vita. «Erano innamorati,
loro.»
I genitori di mamma avevano terre, uliveti, una rivendita
di olio di oliva e di granaglie; lei era la decima di diciassette
figli, tre dei quali morti ancora prima che nascesse. La nonna
Isabella era stordita, gentile e generosa con tutti ma incapace
di badare a se stessa. Figuriamoci a una famiglia.
Pare che quand’era ragazza i giovani del paese evitassero
persino di passarle vicino per paura che, sfiorandola con la
loro ombra, si potesse mettere in testa strane idee.
Lei scrollava le spalle. Che le importava di un marito,
aveva la giovinezza e le amiche con cui raccontarsi i segreti
mentre prendevano il fresco sotto gli alberi.
Un giorno arrivò in paese un uomo che si chiamava Tito.
Era appena tornato dall’America dove aveva fatto fortuna,
portava con sé l’odore molle della baia di New York e il colore
dell’oceano.
La guardò.
«Tenete gli occhi grigi» gli disse nonna. «Assomigliano
alla pioggia che cade d’estate, calda e pesante, quando si
muore per l’afa e la si aspetta come un incantesimo che ci
liberi dalla paura.»
«Paura di che?» chiese il nonno.
«Paura che non arrivi, che non arrivi mai.»
Nonno Tito capiva poco di poesia, ma quelle parole gli
piacquero: quella donna poteva essere una brava moglie,
capace di scaldargli il letto con il corpo e con la fantasia. Si
aggiustò il berretto in capo e la fissò nel modo più seducente
che sapeva. «Volete sposarmi?»
Isabella lo fissò a sua volta, fiutò l’odore straniero che
si portava addosso, e la cosa le piacque. «Vi va bene domani?

NONNA COSMA

Nonna Cosma, l’Unica, la Terribile, superava a malapena il
metro e quaranta, nera di capelli e di pelle, il viso severo, gli
occhi piccoli e grigi. Nacque in un paesino della Sardegna,
in mezzo agli ulivi e alla cacca delle capre. Per un’estensione
di circa trenta ettari tutte quelle piante, ulivi pini e
querce da sughero, appartenevano alla sua famiglia, cacca
delle capre compresa. Quando crebbe, nonostante avesse
frequentato fino alla sesta classe – cosa straordinaria per
quell’epoca, avrebbe persino potuto insegnare alle elementari
– accettò di lavorare in un panificio.
«Come mai?» chiedo a zia Orsola. Da tempo protesta
che non mi faccio viva, così oggi ho preso la macchina e
sono venuta a Bergamo a trovarla. Siamo sedute in cucina.
C’è anche zia Amelia che ascolta, lavora ai ferri e lascia
che sia la sorella a parlare perché, a suo dire, è più intelligente
di lei.
Zia Amelia cuce, ricama, lavora all’uncinetto. Zia Orsola
legge i giornali e discute di politica. Sa usare il trapano e
aggiusta le tapparelle rotte meglio di un uomo. Si è anche
candidata per la Democrazia cristiana alle elezioni comunali,
ma non ha avuto abbastanza voti. «Non è stata eletta
per pochissimo» ci tiene a sottolineare zia Amelia, e scrolla
il capo. Le zie formano un’unione perfetta, funzionano meglio
loro dell’accoppiata perdente marito-e-moglie.
Zia Orsola si stringe nelle spalle. «Tua nonna avrà avuto le
sue ragioni» mi rassicura. Poi ci ripensa, corregge il tiro. «No,
è che mamma è sempre stata una testona. Probabilmente voleva
indispettire sua madre, la tua bisnonna. Sai, non andavano
molto d’accordo. Allora era disdicevole per una donna
ricca mettersi a lavorare. I ricchi si dovevano godere la vita e
guardare i bifolchi dall’alto in basso. Mamma invece ha preferito
trovarsi un lavoro come una poveraccia qualsiasi.»
«Ma perché?» insisto io.
Zia Orsola si guarda attorno – il donnone alto quasi un
metro e ottanta ha paura di una madre in miniatura – la
voce si abbassa, si affina in un singulto, tenta di accorciarsi
anche lei per rendersi meno appariscente, poi mi sussurra
che in questo modo nonna Cosma ha costretto il signorotto
della zona che l’aveva chiesta in moglie, un certo compare
Ottavio, a ritirare la domanda di matrimonio.
Si alza, esce dalla cucina, sbircia in corridoio e poi in salotto.
La sorella controlla la tensione del momento aumentando
il ritmo dei ferri, un punto diritto, un punto rovescio,
a capo. Poi diritto su rovescio e rovescio su diritto. Così si
ottiene il punto riso. Tiene questo ritmo frenetico finché zia
Orsola non torna e inizia sottovoce a raccontare.
Un giorno entra nel panificio un compare della nonna.
Lo accompagna uno spilungone dai capelli biondi e gli occhi
grigi. Il compare compra del pane per sé, poi indicando
lo spilungone chiede a Cosma di vendergli una pagnotta
– pare che allora esistesse un’ordinanza per la quale, senza
tessera del Comune, non si poteva acquistare il pane.
La nonna solleva il mento appuntito verso lo spilungone
e gli chiede di mostrarle la tessera.
«Eia» dice lui, «non sono di qui, non ce l’ho.»
«Senza tessera del Comune niente posso vendervi»
dice lei.
«Aiò, sto morendo di fame e ho davanti una giornata di
lavoro. Siate buona» dice lui.
«Niente tessera, niente pane» dice lei.
«Allora torno domani, forse domani avrete cambiato
idea.»
«Fate come vi pare» ribatte la nonna, e lo guarda accigliata
mentre esce dal negozio.
Il giorno dopo lui è di ritorno.
«La tessera, prego» dice la nonna, ma abbassa lo sguardo
per nascondere un lampo di contentezza.
«Eia, non ce l’ho.»
«E ieri come avete fatto a lavorare a digiuno?»
«Il mio amico è stato più compassionevole di voi, ha diviso
il suo pane con me.»
«E allora fategli compassione anche oggi!» risponde Cosma
indispettita.
«Volete che torni qui ogni giorno, finché non commuoverò
anche voi?»
«Fate come vi garba, a me non me ne importa.»
Lo spilungone esce e lei si morde la lingua.
L’indomani lui è di nuovo lì. Il giorno dopo anche, e
il giorno appresso ancora. Il quarto giorno la nonna gli
porge in silenzio una pagnotta. Il quinto lui la chiede in
moglie.
«Ma la storia non finisce qui!»
Zia Orsola si erge eccitata in tutta la sua lunghezza, per
la quale porta gratitudine eterna al padre.
«La tua bisnonna non volle saperne di quel genero, bello
sì – «bellissimo!» interviene zia Amelia –, ma pezzente
quanto basta, e chiama a rapporto la figlia.
“Non ti sposerai quel cafone del Sud” le dice. “Non te
lo permetterò.”
“Lo amo” dice Cosma.
“È un morto di fame.”
“Lo amo” ribatte Cosma.
“Non sa scrivere neppure il suo nome!”
“Gli insegnerò.”
“Sei ridicola! Lo capisci che quello mira solo ai tuoi soldi?
O credi che un bel giovane come lui possa essersi davvero
innamorato di te? – Pare che la nonna, oltre a essere un po’
tappo, fosse piuttosto bruttarella, questo ovviamente la zia
non me lo dice – Pensa invece alla fortuna che hai, compare
Ottavio ti ha richiesta in moglie nonostante tutto. Non ti
permetterò di buttare via anche questa occasione.”
“Madre, compare Ottavio ha quasi quarant’anni, è un vecchio
con i denti marci e l’alito fetido e solo il vederlo mi fa
dar di stomaco. Vi prego, non chiedetemi di sposarlo, non
fate di me un’infelice!”»
Pare che la mia bisnonna abbia risposto con una frase rimasta
celebre.
«È ricco, e che io sappia i soldi non hanno mai puzzato.»
Nonna preferì tenersi il morto di fame e fu diseredata.
Il giorno delle nozze, appena usciti dalla chiesa, gli sposi
fecero più volte il giro della piazza tra gli applausi divertiti
dei bifolchi, entrambi poveri ma felici, lui alto e bellissimo,
lei appesa per tutto il tempo al suo braccio, come
un ombrello.
– Una bambina sbagliata –  di Cynthia Collu _

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Cynthia Collu, scrittrice, ha pubblicato “Una bambina sbagliata”, Mondadori e “Sono io che l’ho voluto”, Mondadori, “La Guerra di beba” con Senzapatria editore, e diversi racconti in antologie.  Trovate il suo ultimo libro qui:

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IO NON HO PAURA

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Perché una donna libera sessualmente non può comportarsi come un uomo nel volere il piacere? Perché ancora oggi deve essere emarginata, giudicata, punita?

L’altro giorno ho assistito alla lettura di alcuni brani tratti da “Monologhi della vagina” di Eve Ensler. Ve li riporto, spalancano voragini.

“Nel 1593, nel corso di un processo per stregoneria, l’avvocato che conduceva le indagini (un uomo sposato) scoprì, a quanto pare per la prima volta, la clitoride; l’identificò come un capezzolo del diavolo, prova certa della colpevolezza della strega. Era “un piccolo pezzetto di carne, protuberante a guisa di capezzolo, della lunghezza di un centimetro e mezzo”, che il carceriere “percepitolo al primo sguardo, non intendeva svelare, perché esso era adiacente a un luogo talmente segreto che non era convenevole a vedersi. Tuttavia, alla fine, non volendo nascondere una particolarità così strana”, la mostrò ad alcuni degli astanti. I presenti non avevano mai visto niente del genere. La strega fu condannata.”

“Nell’Ottocento le ragazze che imparavano a raggiungere l’orgasmo con la masturbazione, erano considerati casi clinici. Spesso venivano “curate” o “corrette” con l’amputazione o con la cauterizzazione della clitoride o con “Cinture di castità in miniatura”, ottenute cucendo insieme le labbra vulvari per rendere inaccessibile la clitoride, e persino con la castrazione che avveniva rimuovendo chirurgicamente le ovaie. Ma nella letteratura medica non c’è alcun riferimento all’asportazione dei testicoli o all’amputazione del pene per impedire ai ragazzi di masturbarsi. Negli stati Uniti, l’ultima clitoridectomia per “curare” la masturbazione di cui si ha testimonianza è stata eseguito nel 1948, su una bambina di cinque anni.”

eppure

“La clitoride ha uno scopo puro. E’ l’unico organo del corpo umano designato esclusivamente al piacere. E’ solo un fascio di nervi, per la precisione 8mila fibre nervose: la più alta concentrazione di fibre nervose di tutto il corpo, compresi i polpastrelli, le labbra e la lingua, e due volte… due volte superiore a quella presente nel pene. Chi ha bisogno di una rivoltella, quando ha a disposizione una semiautomatica?” Brani tratti da “Monologhi della vagina” di Eve Enser

Riprendiamoci il diritto di essere donne.

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Cynthia Collu, scrittrice, ha pubblicato racconti in diverse antologie, La Guerra di beba con Senzapatria editore, Una bambina sbagliata, Mondadori e Sono io che l’ho voluto, Mondadori. Trovate il suo ultimo libro qui:

http://www.mondadoristore.it/Sono-io-che-l-ho-voluto-Cynthia-Collu/eai978880465026/?sessionToken=aVsSkPzCIKX6unKcMlGD01lak1WOBZlM