L’amore altrove, il mio nuovo romanzo

Mi è arrivato un messaggio, e assieme al messaggio la foto del mio libro appena stampato. Confesso, ho pianto come una scema.
Mi è successo solo in un’altra occasione, ed è stato quando hanno pubblicato un mio racconto su “Vivimilano”, per un concorso del Corriere della Sera.
Il giorno dell’uscita ho comprato il giornale, ma non l’ho aperto subito. Mi sono messa in un angolo del parco dietro casa, nascosta da un cespuglio. Ho aperto l’inserto. Tra i racconti selezionati c’era anche il mio.
Era la prima volta che vedevo il mio nome stampato. Il pianto è stato irrefrenabile.

Ci sono state nel mio percorso di scrittrice altre pubblicazioni, molti racconti, due romanzi importanti, c’è stata gioia, sì, tanta emozione, anche, ma non le lacrime. Non pensavo di averne ancora necessità.

Invece erano lì, in attesa. E ancora adesso, mentre scrivo, fatico a trattenerle. È un pianto liberatorio per la nascita di un lavoro in cui ho fortemente creduto, che ho ostinatamente amato nonostante tanti se e tanti ma. Un lavoro a cui tengo più degli altri. C’è sempre un figlio prediletto, anche se il genitore non lo confesserà mai. Questo è il mio figlio prediletto. Il suo arrivo è il ritorno da tanto tempo atteso.
Il mio cuore è in festa. Volevo condividere con voi questa mia gioia.
Il 15 ottobre, se vorrete, mi troverete in libreria.

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Una Lolita mediorientale

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C’era una foto che mi piaceva più delle altre: una donna su una macchinina da golf con la camicetta aperta. Rideva e si divertiva e non sembrava che si rendesse conto di essere in un campo da golf dove tutti le vedevano le tette. Cercavo di immaginarmi come mi sarei sentita io al suo posto. In mezzo a tanta gente, con la camicetta aperta mentre un uomo mi faceva le fotografie. Se sarei riuscita a sorridere in una situazione del genere. Più immaginavo, più stringevo le gambe. Sapevo che facevo un gran rumore sulla sedia di vimini, ma non mi potevo fermare. Era come se stessi rincorrendo qualcosa. Come se continuando a stringere arrivasse una sensazione ancora più bella dello stringere soltanto. Non so come lo sapevo, ma è arrivata. Era un orgasmo.”
_ Alicia Eriab – Beduina _ Adelphi editore

Un mio rapido commento.
Mi è piaciuto questo lungo romanzo dove la protagonista, una sperduta ragazzina tredicenne, cerca di rendersi visibile cercando (e subendo) approcci sessuali.
Un personaggio a mio avviso molto lontano da Lolita, nonostante l’età e l’apparente disinvoltura con cui Jasira cerca di farsi toccare dagli uomini, convinta com’è che gli orgasmi siano l’unica cosa che possono farla star bene.
Una madre stronza, che dallo stato di New York la spedisce dal padre, in Texas, accusandola di andare sempre in giro “con le tette dritte in fuori.” solo perché è gelosa che il suo amante sia amico della bambina. Un padre altrettanto stronzo, conservatore e padre padrone, che le proibisce qualsiasi cosa sappia lontanamente di sesso, come i tampax (le comprerà degli assorbenti a poco prezzo). Un vicino che abuserà di lei, e della sua voglia di essere amata e, in definitiva, della sua incredibile ingenuità.
Cerca solo qualcuno che la ami, Jasira, e troverà affetto e comprensione in una coppia di vicini.
Un romanzo che non è un capolavoro, ma che si legge veloce e (per quanto mi riguarda) con empatia verso la ragazzina.
Alcune cose stridono: la coppia di vicini tanto buoni da prenderla non solo sotto la loro ala protettrice impedendo al padre di avvicinarla, ma che le regalano persino libri sul sesso in modo che sia informata, la fanno stare in camera da sola col suo ragazzino, ecc. Insomma, dei paladini che fatico a considerare credibili. Inoltre mi fa un po’ specie la facilità con cui Jasira raggiunge l’orgasmo solo stringendo le gambe o facendosi titillare i capezzoli.
Beh, che dire, meglio per lei.
Comunque un buon romanzo, scritto bene, efficace e diretto. Lo consiglio.

 

 

E l’amore guardò il tempo e rise

Ritrovo una lettera d’amore di quand’ero ragazza. Me l’hai scritta tu. La rileggo e mi commuovo per i nostri sogni giovani, che adesso hanno lasciato il posto agli affanni, alle preoccupazioni della vita reale. E alle delusioni.
Mi chiedo dove sei ora. Se ti ricordi qualche volta di me e del sogno di viaggiare insieme su una Harley Davidson, il sacco a pelo sulle spalle e il sorriso sulle labbra.
Che ne è divenuto di te? Che ne è stato delle tue parole?
Stasera qualcosa mi manca, e non sei tu, ma l’io che ero una volta, con il miraggio di vita da realizzare. Insieme, all’avventura.

Non sono affatto lontano, per tutto il giorno non sono riuscito a non pensarti. In questi giorni ho un gran bisogno di vederti e ho molto bisogno di te (forse non dovrei dirtelo). Accidenti, faccio fatica a scrivere, vorrei averti qui di fronte, seduta a gambe incrociate con gli occhi che si perdono nei miei e viceversa.
Ieri, quando ti ho abbracciata e dicevo di essere tranquillo, ho sentito quel NOI in modo incredibile, ho sentito io uomo tu donna in un incastro infinito asessuale. Non fraintendermi, ti desidero ma ieri è stato diverso. Voglio amarti nel modo più puro più disinteressato, ma qualcosa dentro mi spinge a volerti rapire, a incorporati.
Devi raccontarmi delle tue ferite per liberare finalmente la mente.
Sai continuo pensare a noi due su una Harley Davidson che viaggiamo per il mondo, con i sacchi a pelo in spalla e sulle labbra un sorriso.
La scorsa notte mi sono addormentato con l’immagine di noi due su una H.D., corriamo su un’autostrada cantiamo e tu mi stringi e ridi e io grido Wow a tutte le macchine.

Wow questo è molto bello.
Ti amo e mi domando perché non me l’hai detto prima. Ho bisogno di sentirti vicina, di proteggerti e di ascoltare le cose che sai e che devi dirmi. Mi rendo conto che è toglierti la tua libertà, mia adorabile selvatico essere, ma ora sento questo.
Alcune volte penso di stare volando poi mi dico cacchio siamo veramente fra le nuvole per questo mi sembra irreale.
Di una cosa ti prego, non idealizzarmi, sono molto semplice, ho tanti difetti, paranoia, egoismo, feticismo e amore opprimente. Ti amo accidenti non riesco a capire quanto, deve essere infinito.
Wow sono felice perché mi rendi felice, perché esisti, perché noi siamo figli della terra, voglio parlarti dell’intuizione panteista che sto avendo in questo periodo.
Siamo Wow e stiamo sprecando la vita chiusi nella gabbia.
Mi viene in mente un film “E per tetto un cielo di stelle”. Vuoi essere la donna di un vagabondo? Forse non creerò mai niente di duraturo, ma vivere per sentirsi vivi mi basta.
Sento di amare la natura, tu sei la natura noi siamo alla natura, wow, sto salendo. Il sole ha squarciato le nuvole si riflette caldo di luce sui palazzi e schiarisce l’ombra del mio balcone.
Perché non viviamo insieme? Lo so, sto uscendo troppo dalla realtà ma lo desidero infinitamente.
Essere bisogna essere (non per gli altri ma per noi per l’universo, Wow).
Parigi Londra Istanbul San Francisco Rio de Janeiro, ma anche il Deserto dei Gobi, le montagne e i santoni del Tibet, l’Amazzonia le calde Piramidi dell’Egitto Wow bisogna vivere e questa è la vita più intensa e completa che si può fare. Dimenticavo l’Australia coi suoi canguri e le Seychelles con i frutti afrodisiaci.
Ti amo Wow sto per impazzire In questo miraggio di vita, dobbiamo realizzarlo, dobbiamo, mi vien da piangere per la gioia o sa il diavolo, ma ho paura che tutto possa finire, non so se saprei reggere ma non importa.
Ciao Cynthia

*foto tratta dal film “Easy rider”

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Giulio che sai di biscotto

21 settembre 1992
Mi chiede un paio d’occhiali da sole.
Da sole?”
Non capivo a che potessero servirgli in ospedale.
“Mi vergogno. Quando vengono a trovarmi i miei amici non voglio che mi guardino negli occhi e si sentano a disagio.“
Mi sorride col suo sorriso buono, un po’ ironico.
“Penserebbero che sono spacciato”, aggiunge.
Che dici Giulio, fratello sempre in festa.
Tace per un po’, poi aggiunge: “Vorrei che dopo la mia morte qualcuno facesse un poster con le foto dei momenti e delle persone più importanti della mia vita.”
Faccio cenno di sì. Lo farò, fratello.
Invece non ci sono riuscita. Quello che ho saputo fare, è stato scrivere un romanzo dove ho parlato di te. Di com’eri gentile, e attento, e buono. Ho fatto di te un personaggio di carta. Non ti ho reso giustizia, tu eri molto di più.
Ma so che, ovunque tu sia, mi stai approvando e mi sorridi col sorriso di sempre. Fratello sempre in festa.
*
Giulio sembra un biscotto che si scioglie in bocca. Mi guarda dalla fotografia in bianco e nero col sorriso di sempre, grande e aperto sul mondo. Avrà circa un anno, un anno e mezzo.
Sta ritto sulle cosce piene che sembrano di burro e ride, le guance morbide e paffute, le lucine negli occhi. E’ il ritratto della felicità, è uno di quei piccoli che le donne, anche quelle che non amano i bambini, si girano a guardare con un sorriso. A volte delle signore si fermano, dicono a mamma: “Com’è bello suo figlio”, ed è una scusa per dargli una carezza. A sentire la sua pelle sotto le dita viene voglia di strizzarlo come fosse di gommapiuma. Io sono accanto a mamma, sorveglio la carrozzina, sono fiera di lui.
Dalla foto Giulio mi sorride. Indossa un completino di maglia – azzurro, mi sembra di ricordare – fatto da zia Amelia, con il maglioncino aperto davanti e i pantaloni corti; tiene con la mano sinistra una borsa sarda fatta a sacco, di quelle tessute al telaio. Sulla borsa, in rilievo, delle pavoncelle.
Capisco quelle donne, perché anch’io provo la stessa voglia di mordermelo tutto.
Lui sorride come stesse partecipando alla sua festa.
Giulio che sai di biscotto.

[..]

*
Al rientro dalla colonia sono seduta sul tram, da sola. Mamma mi ha fatto sapere che non può venirmi a prendere, ha detto alle educatrici di mettermi sul tram numero sei, che mi avrebbe portata dritto a casa mia, venti minuti ed ero arrivata.
Ecco la mia fermata: scendo e corro dall’altro lato della strada, quello è un punto pericoloso, le macchine sfrecciano veloci e non c’è marciapiedi.
Passo davanti ai carrozzoni degli zingari, hanno agganciato delle corde tra una roulotte e l’altra e sopra ci hanno appeso mille stracci colorati che nella brezza estiva ingrossano e smagriscono.
Ed ecco che la vedo: mi sta venendo incontro, sorride, tiene per mano Giulio. Ha i capelli sciolti, appena tenuti sopra le orecchie da due pettinini. E’ ancora lontana, ma vedo che m’indica a mio fratello. Lui mi guarda e s’illumina, prende ad arrancare veloce, sorride, sbava, mi guarda ancora con una felicità negli occhi che.
Che.
Sorride, sbava, tracolla incerto, e intanto mi guarda con una felicità negli occhi che
Nessuno mi ha più guardata, in tutta la mia vita, mai
La stessa felicità nel vedermi
Come quel giorno d’estate
Nessuno me l’ha più regalata
Giulio che sapevi di biscotto.

(A mio fratello, con inestinguibile amore).
* Brani tratti dal mio romanzo “Una bambina sbagliata”, Mondadori 2009

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Adesso tocca a te seguirmi

SEGRETI SVELATI DI ALICE MUNRO

Ieri nasceva la grande Alice Munro. A molti non piace, tantissimi la amano. Io sono tra questi. Amarla – vi sembrerà forse eccessivo – è un termine improprio, perché limitativo della forte emozione e gratitudine che provo quando la leggo. Sì, gratitudine. Come succede ogni volta che io, lettore, ho l’incontro tanto atteso – da tempo tanto atteso – con il mio autore, quello che sembra aver scritto proprio per me e poi celato il messaggio in una bottiglia con la speranza che, prima o poi, qualcuno lo trovi.
Io ti ho trovata, Alice.

Vi ripropongo un mio commento a una sua raccolta, e un suo pensiero sulla scrittura:

«La vita reale non erano la mia casa, i figli, il marito. Ciò che era reale era la mia scrittura, come si sviluppava nella mia mente e poi sulla pagina. Una realtà a cui non ho potuto rinunciare, mai».

 

Adesso tocca a te seguirmi!

La Munro è sempre la Munro, come la mamma, Fellini, Strehler, ecc. Grande. Per alcuni versi sublime. Capace d’inchiodare tutta una realtà (emozioni, sentimenti, fatti) con poche semplici, brevi frasi. Come, per esempio, la seguente:
In realtà, quello che pensava davvero – ben sapendo che era infantile e anche maleducato – quello che pensava davvero era che certe donne, donne come lei, erano sempre alla ricerca di una follia che potesse contenerle.

Una follia che potesse contenerle.

Dice tutto, questa frase, racconta, svela un mondo, e non solo della protagonista. Poche semplici parole, e la Munro ti dice come vanno le cose, e tu dici, cazzo, è vero, non ci avevo mai pensato, ma è proprio così, è quello che cerco, Una follia che possa contenermi. Cazzo.

Questa raccolta non è forse la migliore, ma propone almeno due racconti che sono perfetti.
E fare un racconto perfetto non è cosa da poco, ve lo dice una che li ama, tanto da avere la sfacciataggine di scriverli.
Uno di questi due racconti perfetti è Il Jack randa hotel
C’è un punto, quando Gail sta per ottenere quello che ha ostinatamente, disperatamente cercato, che è emblematico. Gail ha sempre voluto “quella cosa”. Eppure, di colpo e senza dubbio, è da quella cosa che decide di fuggire, lasciando al destinatario solo una frase, “Adesso tocca a te seguirmi.”
Perché?

Già, perché.

Ma sta qui la magia della Munro. In questi perché che abbiamo dentro l’anima e a cui solo in alcune, improvvise quanto labili occasioni, riusciamo a dare ascolto.
Questi “perché” costruiscono quasi sempre l’atmosfera dei racconti, ne costituiscono l’ossatura portante. Sono, in definitiva, la “voce” della Munro, ciò che la differenzia dagli altri scrittori.

Quanto alla spiegazione del perché…
Ognuno si cerchi la propria risposta. E il proprio perché. Buona lettura.

_ Alice Munro – Segreti svelati _

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I turbamenti erotici del giovane Libero

Il mio commento a ATTI OSCENI IN LUOGO PRIVATO DI MISSIROLI
#consiglidilettura; #sconsiglidilettura

Commento all’osso: un ragazzino (come tutti i ragazzini) si masturba spesso e volentieri finché non ha dei rapporti completi con l’altro sesso. Ma anche così non è contento, e de temps en temps continua a masturbarsi. Finalmente trova la donna giusta, la sposa e c’ha un figlio con lei. Fine. (se continua a masturbarsi non è dato sapere).

Commento semiserio.
Il protagonista, un ragazzino dodicenne vede, da uno spiraglio, la madre fare un lavoretto a un amico di casa, ha un’erezione e in bagno finalmente scopre “la liberazione”.
Ok.
Il ragazzo cresce con l’ossessione di sapere come sarà con una donna, ma quando finalmente ha i suoi primi rapporti non riesce mai veramente a esserne soddisfatto. Il motivo della sua scontentezza, non è dato sapere. Probabilmente è rimasto turbato dalla visione materna, per cui non riesce a vivere serenamente gli incontri sessuali con altre donne (è una mia illazione).
Conosce Lunette, una splendida ragazza di colore, di cui s’innamora. Ma com’è come non è, deve sempre guastare tutto. A poco a poco non riesce a eccitarsi se non immaginandola scopare con altri, e alla fine la spinge a farlo davvero in un bagno di un bar pubblico. Poi gli viene l’ansia, corre nel bagno vicino e grida il nome di lei. E lei s’interrompe.
Quando escono comincia a tartassarla di domande: com’era, come non era, ti è piaciuto, era grosso, era meglio di me, ecc. ecc.
Lei si dispiace ma, giustamente, alla fine si stufa e lo molla.
Lui troverà una donna che lo sposerà e che gli darà un figlio. Fine.

Commento serio
Poteva essere un capolavoro: la malinconia, l’insoddisfazione dei rapporti sessuali, il cercare quel qualcosa in più che faccia sentire veri, e liberi, non è una brutta tematica, tutt’altro.
Peccato che Missiroli usi un linguaggio talmente povero, piatto, omologato, da sciupare la bella occasione che ha avuto.
Si sa. Non è tanto la storia, ma come viene raccontata. In fin dei conti, le storie sono sempre quelle, la differenza la fa la voce dello scrittore, Mi viene in mente Houellebecq. Anche ne “Le particelle” c’è tanto sesso infelice, ma H ha dalla sua una scrittura importante, e centra il bersaglio, e alla fine il senso di desolazione rimane, e ti viene quasi voglia di consolare il protagonista.
In più Missiroli deborda: citazioni su citazioni, anche piuttosto lunghe, da cui i vari protagonisti dovrebbero trarre un esempio, o la morale, o chessò io. Sono così tante che alla fine stufano. (Come Drogo il protagonsita deve attraversare il suo deserto e come la Duras ne “L’amante” bisogna amare senza problemi e come Céline, ecc. ecc.)
Due maroni.
Avesse citato poi autori non così letti, uno c’avrebbe avuto anche la curiosità, c’avrebbe.
Ma no! Il deserto dei tartari, un amore, L’amante, Viaggio al termine della notte ecc. (spero di ricordarmi giusto, il libro l’ho letto tempo fa).
Insomma, un’occasione sciupata, alla fine.
Un libro che, onestamente, non mi ha né sconvolta né turbata né coinvolta né niente di niente.
Innocuo.

Concludo con la mia solita chiusa: il mio parere, come tutti i pareri, è del tutto opinabile. Prendetelo come tale.
Buona lettura, per chi non l’avesse ancora letto.

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Le sfumature del rosso

Guardò oltre la grande vetrata, sperando di scorgerla arrivare, col suo passo di danza, i capelli di un rosso che non riusciva a definire, quante tonalità può avere un colore, se li ricordava rosso tiziano e poi d’un tratto il rosso si scuriva, assumeva sfumature bluastre, e poi, di nuovo, il ricordo di una giornata di sole, i capelli che diventavano oro e gareggiavano con la luce.
Davanti a lui gli specchi gli rimandavano la sua immagine e poi quella di spalle, da dove altri specchi la catturavano per moltiplicarla all’infinito, la sua schiena curva, la sua nuca bionda, gli occhi chiari che cercavano lei oltre la vetrata.
Arriverà, col suo passo di danza. Si siederà davanti a me, ordinerà qualcosa col suo sorriso preciso e diritto, mi guarderà negli occhi con i suoi occhi immobili e mi mostrerà parlando i denti da lupo, quei denti che sapevano mordere nei momenti dell’amore senza far male.
Mi sei mancata. Mi è mancata la tua testa rossa sul mio ventre, a lungo l’ho sentito vuoto, forse una donna si sente così quando si sgrava, l’improvvisa assenza del peso che dà stabilità al passo, mi è mancato il fardello dei tuoi capelli rossi e il loro solletico mentre si perdevano tra le mie cosce.

_ Cynthia Collu – Sono io che l’ho voluto _

 

 

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Cynthia Collu, scrittrice, ha pubblicato “Una bambina sbagliata”, Mondadori e “Sono io che l’ho voluto”, Mondadori, “La Guerra di beba” con Senzapatria editore, e diversi racconti in antologie.  Trovate il suo ultimo libro qui:

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