Mancanza. A mio padre

Papà dondola la testa; ha settantasette anni, i capelli grigi sulla nuca, il resto è tutto bianco. Siamo in ospedale, cammina piano appoggiandosi a un bastone. Parla a fatica in seguito all’ictus che gli ha paralizzato da un mese la parte destra del corpo.
Negli ultimi anni è stato ricoverato e operato cinque volte.
La penultima a causa di una contorsione dell’intestino che non ne voleva sapere di stare al suo posto. Dopo quattro giorni è stato riaperto d’urgenza.
Finalmente i dottori lo hanno lasciato tranquillo nel suo letto a contare le luci che gli ballavano davanti agli occhi per la stanchezza e la fame.
L’ho trovato sotto sedativi. Non mi riconosce, prova ad alzare la mano per passarsela sulle labbra secche, non ci arriva, m’indica il polso martoriato dalle flebo e dalle corde che lo legano alle sbarre. Corro a cercare un infermiere, quello viene sbuffando, mi dice che non possono stargli dietro di notte, che deve fermarsi qualcuno della famiglia se non vogliamo che lo leghino. Si avvicina al letto di papà e sempre brontolando lo libera. «Ecco, nonno, contento?»
Gli dà una pacca sulle cosce e se ne va.
Papà emette un suono, «azie, azie» che sento solo io.
Ha le labbra e la lingua secche, incrostate da uno spesso strato giallastro che lo fa soffrire. Nessuno degli infermieri si preoccupa di dargli da bere.
Prendo un fazzolettino umido e gli pulisco la lingua cercando di staccargli le croste senza fargli male, poi passo alla bocca. Papà non riesce a bere dal bicchiere, allora bagno un altro fazzolettino nell’acqua e glielo strizzo tra i denti. Mi sorprende serrando di scatto le labbra e mettendosi
a succhiarlo come fosse un biberon.
È questo l’uomo che mi ha tanto terrorizzata? È questo il papà che quando urlava spalancava davanti a sé silenzi di gelo, mormorii di pozze d’acqua scura e densa dentro cui io e la mamma affondavamo?
Mi allontano per piangere senza che gli altri ammalati mi vedano.

Papà non molla, ha ancora voglia di vivere, ogni sua energia è concentrata in quella gamba che non lo regge, che lo fa ammattire. Di tanto in tanto si ferma per prendere fiato. Gli stringo la mano: «Papà, ce la fai?». Col capo risponde di sì. Proseguiamo nel corridoio con le pareti verdi, passiamo davanti a tante stanze, qualche ammalato è sulla soglia e ci guarda passare, altri sono a letto e girano appena la testa. Incontriamo dei degenti che avanzano arrancando con un bastone; hanno lo stesso problema di papà e quando si affiancano si guardano, lui e loro, come a dirsi e vabbè, ci è andata così, che ci vuoi fare, tieni duro che la vita continua.
Io faccio un lieve sorriso, per scusarmi di essere sana.
Arriviamo a una scaletta che serve alla riabilitazione delle gambe, papà me l’addita, mi lascia la mano e sale adagio.
Si volta a guardarmi contento. Sorrido: «Sei stato bravissimo! ».
Ridiscende, quasi allegro. Lo prendo sottobraccio.
Mi sembra strano sentire che mio padre si affidi completamente a me, che sia felice del nostro contatto fisico: così stretti non siamo stati mai. Se non avesse la paralisi sono certa che adesso ce ne andremmo insieme a zonzo, due vagabondi che non sono mai stati capiti in famiglia, due scansafatiche, due anime perse, artisti a nostro modo nel disegnare cieli intrappolati dal sole e ruscelli d’ombra nei quali riposare. Cercheremmo insieme le pere selvatiche e i fichi d’India, ascolteremmo sotto un ulivo il canto delle cicale e ce ne staremmo beati così, senza nulla dare e nulla chiedere. Papà mi porterebbe a vedere la sua spiaggia. Aspetteremmo. Aspetteremmo a lungo la voce del mare.
Si ferma di colpo, scrolla la testa: «eh, eh!» mi dice con
tristezza e si batte la gamba ribelle. Gli occhi gli si appannano e la mano si stringe alla mia.
È il discorso più intimo che mi abbia mai fatto nella sua vita.
Il più prezioso.

da “Una bambina sbagliata” di Cynthia Collu

Cynthia Collu, scrittrice, ha pubblicato “Una bambina sbagliata”, Mondadori e “Sono io che l’ho voluto”, Mondadori, “La Guerra di beba” con Senzapatria editore, e diversi racconti in antologie.  Trovate il suo ultimo libro qui:

http://www.mondadoristore.it/Sono-io-che-l-ho-voluto-Cynthia-Collu/eai978880465026/?sessionToken=aVsSkPzCIKX6unKcMlGD01lak1WOBZlM

Mi trovate anche su Instagram,
cliccando qui:
https://www.instagram.com/cynthiacollu_italianwriter/

 

 

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