La guerra di Beba

Se le avessero chiesto da quanto tempo Bebè si era installata in quell’appartamento, Cilena avrebbe replicato: da sempre. Eppure non era così. Ricordava perfettamente il giorno che Oliviero era tornato a casa tenendo un fagottino tra le braccia. Lei l’aveva guardato incuriosita, con la speranza di una sorpresa, e aveva intravisto quel muso nero. “Che carino”, aveva esclamato. “E’ per me?” Oliviero non le aveva risposto. Se n’era andato in cucina con Bebè appesa al collo, il corpo ciondoloni e il muso appoggiato sulle spalle, e Cilena aveva incontrato gli occhi semichiusi della gatta. Qualcosa in quello sguardo giallo l’aveva raggelata. Aveva avuto l’impressione di una minaccia – o meglio, della promessa di una minaccia – alla quale era seguito l’eco di un ricordo lontano, di una decisione rimandata nel tempo.

da “La guerra di Beba” di Cynthia Collu

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